Dean Ashton, l’erede di Alan Shearer fermato dagli infortuni

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Dopo Bonds, questo giovedì andiamo avanti nel tempo e arriviamo a un calciatore che un decennio fa, tra tanti problemi fisici, indossava il Claret and Blue.
Il 24 novembre di 33 anni fa nel Wiltshire (Sud Ovest dell’Inghilterra), precisamente a Swindon, nasceva Dean Ashton. Sin da piccolo si trasferì con la famiglia a Holmes Chapel, una parrocchia civile del Cheshire distante una ventina di miglia da Manchester. Mosse i primi passi da calciatore nelle giovanili dei Potters di Stoke-On-Trent, prima che l’occhio esperto di talent scout del milanese Dario Gradi lo notò: fu allora che la sua carriera da professionista stava per iniziare, con la firma al Crewe Alexandra. Dopo un altro breve periodo nelle giovanili, l’allenatore lo fece aggregare alla prima squadra dove ottenne il primo cap a soli 16 anni, il 28 ottobre 2000 nella vittoria in trasferta contro il Gillingham in Division One. Il primo goal tra i pro lo realizzò contro il Burnley all’inizio di febbraio 2001. Nella parte finale della stagione si rivelò di fondamentale importanza per il Railwaymen, contribuendo alla salvezza del club fino a qualche mese prima insperata. La stagione successiva iniziarono alcuni problemi fisici, ma nonostante ciò segnò 10 goal, iniziò ad indossare la maglia delle giovanili della Nazionale e fu inserito da “Don Balon” nella lista dei migliori giovani mondiali. Da molti fu riconosciuto come l’erede di Alan Shearer, leggende dei Magpies e dei Rovers. Rimase a Crewe fino alla stagione 2004-2005, contribuendo anche al ritorno della squadra in Division One dopo una sola stagione (2002-03) in Division Two. Quando approdò al Norwich City era diventato il secondo miglior marcatore di sempre del Crewe Alexandra con 74 goal in 177 match. Nel Norfolk arrivò nel gennaio 2005, con un’offerta di milioni di sterline, segnò al suo debutto (22/01/2005) con la maglia gialloverde, in un Norwich-Boro 4-4.

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Terminò la stagione con 16 presenze e 7 goal. Giocò a Carrow Road anche la stagione successiva in Championship, dove riuscirono a trattenerlo fino al 22 gennaio 2006 (365 giorni esatti dal suo debutto con il Norwich) quando il West Ham se lo assicurò superando la concorrenza di Citizens e Addicks. L’affare portò nelle casse dei Canaries (e del Crewe grazie a una clausola) 7,25 milioni di sterline. Giocò per la prima volta con la nuova maglia il 1° febbraio 2006 contro l’Arsenal in una delle ultime partite ad Highbury, subentrando a match in corso. 3 giorni dopo, ad Upton Park contro il Sunderland giocò la sua prima da titolare, realizzando anche una rete davanti ai 35mila presenti. In quella stagione giocò anche tutte le partite della FA Cup a partire dal quinto turno contro il Bolton, realizzando 2 reti al City nel sesto turno e una al Liverpool nella maledetta finale di Wembley e rompendo lo zigomo di Mark Schwarzer (Boro) in uno scontro fortuito nella semifinale. Già a fine stagione iniziarono i primi problemi fisici anche in claret and blue, quando rischiò di saltare la finale a causa di un infortunio al tendine del ginocchio rimediato contro il WBA in campionato. Considerati gli ottimi risultati ottenuti nella stagione prima a Carrow Road e poi al Boleyn Ground (16 presenze e 6 goal con il West Ham in quattro mesi) era tra i papabili a prender parte alla spedizione tedesca della Nazionale inglese, salvo poi non essere convocato dal C.T. Sven-Göran Eriksson.

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Nell’estate il Newcastle United mostrò interesse nei confronti del ragazzo, ma Pardew stroncò tutto sul nascere. Nell’agosto 2006 fu convocato in nazionale per l’amichevole di agosto contro la Grecia. Il giorno prima del match, il giorno di ferragosto 2006, un tackle poco elegante di Shaun Wright-Phillips (nipote di Ian Wright, bandiera del Palace prima e dell’Arsenal dopo, con 26 presenze e 9 goal in claret and blue dall’agosto ’98 al luglio ’99) gli causò la frattura della caviglia, con il bollettino medico che fu immediatamente tutt’altro che rassicurante: stagione 2006-07 finita, prim’ancora che iniziata. La stagione si concluse con una salvezza conquistata all’ultimo respiro con una vittoria ad Old Trafford (goal di Carlitos Tevez). Ritornò a calcare il campo il 14 luglio 2007 contro il Dag&Red in amichevole. Questo evento fu accolto con stupore a causa dell’entità del problema avuto, con pochi che avrebbero scommesso un pound su un suo ritorno. I primi due goal dopo l’infortunio li segnò anch’essi nel precampionato, contro l’Orient e la Roma. La prima presenza ufficiale dopo il calvario della ripresa fu contro il City nel season opener ad UP l’11 agosto, subentrando al minuto 65 a George McCartney. La stagione, considerando anche lo stop durato tutto il 2006-07, andò alla grande: raccolse 24 presenze da titolare e 11 entrando dalla panchina, condite da 11 goal (top scorer del West Ham in quella stagione). Il 3 maggio 2008 ci fu uno dei momenti chiave della sua (ahimè) breve carriera. Ad Old Trafford si gioca la penultima partita del campionato, con il West Ham esattamente a metà classifica e lo United che lottava con Arsenal e Chelsea per la vittoria del titolo a distanza di 18 giorni dalla finale di Champions League da giocare contro il Chelsea. Dopo 26’ lo United era già 3-0 grazie a una doppietta di Cristiano Ronaldo e un goal di Tevez. Due minuti dopo, al 28’, Bobby Zamora crossa dalla tre quarti campo destra, Wes Brown (difensore dei Red Devils) la colpisce di testa alzandola a campanile, Dean Ashton fa la cosa più difficile forse, ma anche la più spettacolare nella mia opinione: prende il tempo a Rio Ferdinand e con una coordinazione pazzesca fa quello che oltremanica chiamano “overhead kick” o “bicycle kick”, la rovesciata, e insacca alle spalle di Edwin Van Der Sar. La partita finirà con un sonoro 4-1, ma questo goal sarà sicuramente ricordato più della vittoria dei Red Devils che la giornata successiva si sarebbero laureati campioni d’Inghilterra e a Mosca campioni d’Europa. Il 4 giugno 2008 firmò un contratto quinquennale, con scadenza 2013, dopo che due giorni prima aveva disputato la sua unica partita con la Nazionale maggiore contro Trinidad e Tobago. Nel precampionato segnò addirittura 6 goal su 7 amichevoli totali. 16 agosto 2008, inizio di stagione contro il Wigan Athletic ad Upton Park: doppietta e la speranza di un’altra stagione da goleador. Di lì a nemmeno un mese, 28 giorni precisamente, avrebbe giocato la sua ultima partita con il West Ham (e non solo). Difatti, a uno dei primi allenamenti con il nuovo manager Gianfranco Zola la caviglia di Dean fece crac. Fu una distorsione, che creò però moltissimi problemi al giovane (eh sì, aveva ancora 25 anni). Il recupero si prolungò per tutta la stagione (conclusa al nono posto, a due punti dall’Europa). Si dovette sottoporre a due interventi chirurgici, dopo i quali una luce di speranza per il ritorno nella stagione 2009-10 si accese. La caviglia però non rispose ai trattamenti medici come ci si augurava e all’inizio del campionato già iniziarono a circolare voci su un suo possibile ritiro dal calcio giocato. 11 dicembre 2009, con un comunicato il West Ham annunciò che Dean Ashton, a poco più di 26 anni, aveva deciso di appendere le scarpe al chiodo, dopo una carriera troppe volte limitata dagli infortuni. In totale aveva collezionato 280 presenze con i club e una con la Nazionale maggiore dei Tre Leoni, con 111 goal; con la nostra maglia furono 56 con 19 goal. A seguito del suo ritiro, sia la società sia lui stesso si appellarono alla Football Association per ottenere la prima un risarcimento, il secondo un compenso economico per la carriera interrotta a causa di un infortunio rimediato in Nazionale.

Di Angelo Hammer Ceci

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