Liverpool Away

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(Bill Shankly )

Si era già parlato di Liverpool in occasione della trasferta a Goodison Park, e non ha pertanto senso descrivere nuovamente le gioie ed i dolori di questa città. Sono stato per la mia prima volta nel Merseyside a Novembre per l’appunto, una delle poche grandi città inglesi che mi mancavano all’appello, e si può dire solo una cosa a riguardo: Liverpool è una città magnifica, nettamente superiore a Manchester e Birmingham; una città che ti affascina, che ti prende dal primo all’ultimo secondo della tua permanenza. Arrivati alla sera, lungo il tragitto verso l’albergo si constata subito l’arretratezza della città nei confronti di Londra: i taxi sono di ogni genere di colore, i bus hanno quegli orribili abbinamenti verde bianco che farebbero impallidire le periferie di Mogadiscio, ed appena usciti dal centro si nota subito il degrado, dove abbondano le case sfitte e malandate, per non parlare della completa assenza della raccolta differenziata o più semplicemente della raccolta rifiuti. Eppure, nell’aria si respira un carica elettrizzante, certamente influenzati dai racconti e dalle storie che si sono lette o sentite nel corso degli anni, ma che contribuiscono a sentirti a casa, nonostante il tempo, che si conferma uno dei luoghi comuni più azzeccati. E qui, alla sera, io ho trovato il mio paradiso, il mio centro di gravità permanente: lontani dall’iperfighettismo italiano, qui la gente esce solo e soltanto per divertirsi, non per dover dimostrare qualcosa a qualcuno: ragazzi e ragazze bevono (e non solo) al solo scopo di lasciarsi andare al divertimento più sfrenato, noncuranti delle imposizioni sociali che vivono nel nostro paese; i drink sono economici, i locali piccoli ma stipati della gente giusta, e non è un caso che Liverpool sia tra le mete preferite per gli addii al celibato/nubilato.
Inebriati dalla sera precedente, alla mattina ci si muove in direzione Anfield, e per prendere il bus passiamo attraverso Toxteth, luogo di nascita di Rooney e simbolo di Liverpool: questo è il quartiere più degradato di Liverpool, e di conseguenza in assoluto il più interessante; camminare per le vie ricolme di immondizia, detriti della sera prima e facce molto losche che già tracannano alla nove del mattino ti fa allo stesso tempo ringraziare di essere cresciuto in un ambiente più sereno e sul fronte opposto suscita in te un senso di inadeguatezza e frustrazione per non essere cresciuto in un ambiente così caratteristico, motivo d’orgoglio per gli abitanti del quartiere, una vera e propria sorte di amore perverso verso tutto ciò che è brutto e pericoloso, e di conseguenza estremamente affascinante.

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Dopo di chè è il turno di Anfield, ed i tuoi sogni adolescenziali prendono finalmente vita, e provi le stesse emozioni che proveresti se ti trovassi di fronte Selvaggia Lucarelli ( a me piace lei, ognuno poi si scelga la donna che preferisce): sì perché Anfield è in assoluto lo stadio più romanzato e mediatico d’Inghilterra, ed in fondo ne ha ben donde, perché come si respira qui la storia difficilmente lo si trova in altri stadi inglesi. Qui attorno è un riferimento continuo alla squadra, ogni pub e negozio espone qualcosa inerente ai Reds, ed una signora di sessant’anni con il suo baracchino di fronte alla Kop suscita commozione quando ci accorge che ai lati delle vetrine ha ancora esposti i cartelli “Don’t buy the Sun”, in riferimento alla vigliaccata compiuta dal quotidiano nel post-Hillsborough. Se a ciò ci aggiungete che sta sorseggiando un thè mentre legge il Liverpool Echo, i suoi toast sono buonissimi, su Liverpool splende un dolcissimo sole e a non più di dieci metri c’è un tempio del calcio che amiamo, verrebbe voglia di prendere uno sgabello e stare lì tutto il giorno, ascoltando la brezza del vento custode di ricordi ed emozioni.
Ma il tempo stringe, ed allora ci si dirige al pub riservato ai tifosi del West Ham, non senza prima aver reso il proprio omaggio alla cancellata in memoria di Hillsborough, dove si respira un’atmosfera strana, in cui le parole ed i pensieri sembrano essere risucchiati, ed ognuno in silenzio pensa per conto proprio, e sono sicuro che ciò che hanno provato tutte le persone di fronte al memoriale se lo porteranno dietro per tutta la vita, perché troppo forte è la carica emotiva per non lasciare alcun ricordo.. Anfield e Goodison Park sono separati dallo Stanley Park, e la camminata è quanto di più tradizionale ed autentico possa esserci, un must per ogni appassionato, e viene da sorridere al pensiero che questa camminata, frequentata ora da famiglie ed anziani, possa essere stata nel corso degli anni falciata da centinaia di hooligan, e viene quasi un briciolo di tristezza al pensiero che il parco possa essere stato vandalizzato da teppisti ubriachi, perché nessun luogo di culto (e Stanley Park lo è) merita un simile trattamento.

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Dopo la partita ( Goodison Park eccezionale, nella mia personale top 3) e l’ennesima impegnativa serata, alla domenica è tempo di ritornare a casa: ed allora il pullman che ci porta da Liverpool a Manchester è perfetto per analizzare cos’è stato questo weekend; un weekend tra amici, football, birra e divertimenti. Un weekend in cui l’amore per l’Inghilterra ne esce sconfinato per quanto maggiormente possibile, un weekend che ha confermato tutti i punti di forza che la terra d’Albione è in grado di esporre. Un weekend che non ha fatto altro che incrementare il rimpianto per non vivere lassù, dove veramente bastano una birra, un pallone, uno scorcio inaspettato ed un pizzico di pioggia per essere felici, in barba a tutte le difficoltà del mondo moderno, a cui per almeno tre giorni non ci si pensa, essendo l’Inghilterra troppo ricca di pensieri positivi per potersene preoccupare.
Andiamo a sfatare il tabù Anfield, Come on you Irons!

Nik Franchi

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