Manchester, la capitale del nord

24/09/2014

…in attesa del match di sabato contro lo United, eccovi un racconto del nostro Nik.

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MANCHESTER, LA CAPITALE DEL NORD

Nei secoli precedenti, mentre Londra domina il mondo in lungo ed in largo, una città fa capolino sulla cartina, espandendosi sempre più fino a divenire una minaccia reale per la stessa capitale: stiamo parlando di Manchester.

Con lo scoppio della Rivoluzione Industriale, le città del Nord decidono che è tempo di prendersi la rivincita su Londra: Liverpool ingrandisce il porto, Sheffield punta sull’acciaio, e Manchester sul tessile. Il Nord si muove, e lo fa fragorosamente, in particolare Manchester: nel 1831 raggiunge l’incredibile cifra (per quell’epoca) di 300 mila abitanti, collocandosi tra le dieci città più popolate al mondo; Manchester diventa “la più eccitante delle città vittoriane”, ed è testimone della prima linea ferroviaria al mondo: con l’inaugurazione della tratta Manchester-Liverpool, il trasporto su ruote supera piano piano quello fluviale, e grazie ad un’invenzione di un certo Thomas Cook, che si serve proprio di questo nuovo mezzo di trasporto, nasce il turismo moderno.

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C’è nebbia ed inquinamento per tutti, e se da un lato i proprietari delle filande si arricchiscono immensamente, dall’altro lato la condizione dei proletari è sempre più disagiata: è proprio da Manchester che Friedrich Engels trae spunto per il suo saggio “The condition of the working class in England in 1844”, ed è nella città del Lancashire che incontra Karl Marx (precisamente alla Cheltham’s library); come tutto il Nord, i mancunians sono forti sostenitori del Labour, forti di una discendenza che ha visto qui il primo congresso dei sindacati nel 1868, oltre che una forte partecipazione al movimento delle suffraggette.

Manchester continua a crescere, sotto ogni punto di vista, raggiungendo il picco di abitanti nel 1931, con oltre 766 mila abitanti: ma prima la Grande Depressione, e poi soprattutto la seconda guerra mondiale, distruggono quello che era un esempio di buona gestione; la città precipita in un baratro, da cui pare non si riprenda più. Manchester, come tutta l’Inghilterra, ma il Nord in particolare, è vittima dello “shock della vittoria”: il paese si paralizza in ogni suo aspetto, e se negli anni di boom economico la produzione industriale cresce in Italia del 22 per cento, negli Stati Uniti del 42 e in Giappone del 61, in Inghilterra cala del 4,3 per cento; la città rimane fumosa, ma non per le fabbriche che lavorano, bensi per l’inquinamento accumulato.

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Il porto, assieme alla gran parte delle fabbriche, chiude nel 1982, e Maggie Tatcher, invece che dare linfa al settore, gli dà la mazzata finale, disinteressandosene completamente: in 20 anni, la sola città di Manchester perde 150 mila posti di lavoro.

La città diventa un far west, dove la polizia non ha autorità: mancano i fondi per anche le cose più semplici, ed il Manchester City council si riduce a dover misurare la tenuta delle strade sotto la sigla “DDB”, ovvero quanti autobus a due piani possano girare prima che le strade sprofondino; in questo far west, nessuno paga più l’affitto di case popolari ( si registra una perdita annua di 8.4 milioni di sterline). In tutto questo, la borghesia scappa dal centro verso le periferie, e gli shopping la seguono a ruota: in centro rimango i poveri, i disoccupati e l’Arndale centre, un centro commerciale costruito negli anni settante che i giornalisti del Manchester Evening news descrivono come “un colossale monolito di formaggio, sceso dal cielo per punire la città di qualche orribile misfatto”.

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E di misfatti deve averne compiuti Manchester, nota ormai alle cronache per la delinquenza selvaggia che si registra ad Hulme ed al Moss Side più che per le imprese di City e United (anche se in quegli anni diventa manager un certo Sir Alex).

Da tutti gli schiaffi presi da Maggie, Manchester si sveglia: le imprese estere decidono di investire in questa città, salita alle cronache nel 1949 in quanto luogo di nascita del primo computer, e gli imprenditori locali capiscono che è il momento giusto per tornare ad essere grandi; viene fondato Metrolink, che collega tutta la conurbazione; viene realizzata la Bridgewater Hall, che ospita 250 eventi annuali; viene riqualificato il porto di Salford Quays e le due candidature ai Giochi Olimpici, sebbene poi venga scartata, aiutano a ripulire la città da quella reputazione marcia che si era creata.

Il 1993 è l’anno della svolta per la vita notturna: i giovani, che tornano da settimane di festa a Magalluf, Torremolinos e Benidorm, decidono che è ora di ricreare tutto questo in Inghilterra: in pochi anni la città diventa il centro del divertimento, ed a oggi nei weekend ospita dalle 100 alle 130 mila persone, dando lavoro a 500 locali e 12000 persone. Tanto ha contribuito la Madchester scene degli anni ’80, che ha portato alla ribalta gruppi come Stone Roses ed Happy Mondays.

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La città di Coronation Street,sostanzialmente, è tornata ai fasti dell’Ottocento: ora è una città dinamica sotto ogni punto di vista, che guarda con fiducia e non rassegnazione al futuro: una città tipicamente britannica, che riesce a resistere a gravi minacce come l’attentato del 1996 compiuto dall’IRA, per poi tornare più forte di prima.

Una città che merita sicuramente di essere visitata, ricordandosi di girare sempre con una felpa col cappuccio, in quanto a Manchester, a differenza degli stereotipi su Londra, piove veramente sempre.

Nik Franchi

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